La scomparsa di Piero Parodi

Il cantautore genovese Piero Parodi è scomparso ieri all’età di 86 anni, presso l’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena dove era ricoverato da tre mesi. Parodi, all’anagrafe Pietro Paolo Parodi, era popolarissimo a Genova, dove è stato uno dei principali cantautori nel settore della musica folk dialettale.

Piero Parodi

Era nato e cresciuto nel quartiere di Sestri Ponente; dotato di non comuni qualità vocali, studiò canto con i Maestri Giobini, Carbone e D’Alba. Debuttò nella radio nazionale nel 1958 nella trasmissione “La ventiquattresima ora”, condotta da Mario Riva, al fianco di Claudio Villa e Johnny Dorelli; ma prima di giungere al successo fece un lungo tirocinio come cantante in lingua sulle navi da crociera americane “Constitution” e “Indipendence”.

La sua prima registrazione risale al 1965: da allora Parodi pubblicò 35 singoli e 15 album, vendendo oltre un milione e mezzo di copie in 60 anni di carriera.

Il suo costante impegno per mantenere vivo il patrimonio culturale dialettale gli fruttò molti premi; inoltre nel 1984 fu insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana dall’allora presidente Sandro Pertini.

Con lui collaborarono molti artisti liguri, tra cui Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio, Gian Piero Reverberi (che fu allievo di mio padre al conservatorio “Paganini” e fondò nel 1979 il gruppo di Rondò Veneziano), Franca Lai e i Trilli.

Parodi partecipò a trasmissioni televisive nazionali RAI negli anni ‘70. Fece pure un’esperienza nel cinema, dove debuttò all’età di 73 anni nei due film benefici della saga di “Capitan Basilico” dei Buio Pesto. Nel 2010 realizzò un CD che rappresentava la “summa” della sua carriera: “L’urtimo di zeneixi” (“L’ultimo dei genovesi”). Nel 2012 fece parte del gruppo “Artisti Uniti per Genova” in un progetto realizzato per raccogliere fondi per l’alluvione di Genova del 4 novembre 2011, che vide la partecipazione di numerosi artisti genovesi.

Il sindaco di Genova Marco Bucci e l’assessora alle Politiche culturali Barbara Grosso si esprimono oggi così in una nota congiunta: «A nome della giunta comunale esprimiamo le più sentite condoglianze alla moglie Liliana e ai familiari di Piero Parodi, cantante e compositore che per oltre 50 anni ha rappresentato un indiscusso punto di riferimento della canzone genovese a livello nazionale. Ha collaborato con altri artisti genovesi illustri, come Fabrizio De André e Paolo Villaggio, e ha portato il suo impegno per il patrimonio culturale dialettale anche in trasmissioni televisive a livello nazionale, contribuendo a diffondere il dialetto e la cultura genovese con passione e amore verso la città di Genova, un impegno per cui gli saremo sempre grati».

Fra i tanti brani interpretati da Piero Parodi, mi piace ricordare qui la sua prima incisione, “A seiçénto” (“La Seicento”), che vendette seicentomila copie (record assoluto per un brano in dialetto genovese). Si trattava della versione locale di un canto popolare milanese che il giovanissimo Giorgio Gaber aveva lanciato come “La Balilla”.

Questo brano divertentissimo, che racconta l’acquisto di una fiammante Fiat Seicento nuova e la progressiva spoliazione di tutti i suoi accessori, si può sentire su Youtube (https://www.youtube.com/watch?v=4cqaZxMGFrg).

Ecco l’inizio del testo: «Avéivo acatòu ‘na bèlla seiçénto, / a l’andâva velôce ciù fòrte do vénto. / Ve cónto ‘n pö a stöia de cómm’a l’é andæta / che ‘n çìnque menûti me l’àn sùbito fæta” (“Avevo comprato una bella Seicento, / andava veloce più forte del vento. / Vi racconto la storia di come è andata / che in cinque minuti me l’han subito distrutta”).

Il veicolo viene gradualmente derubato della targa, di metà del motore (ad opera di alcuni tedeschi che arrivano gridando «verbotte versciure»), di tutta la carrozzeria (fregata da alcuni inglesi chiamati per cacciare i tedeschi), delle lampadine (svitate da un ragazzo che passa con due belle ragazze, “pàssa ‘n figeu con doê bèlle figìnn-e / o me svîa tùtte e lanpadìnn-e”), della bobina (da parte del fratello del proprietario), di una dottoressa (che si appropria del radiatore e del tappetino).

Il proprietario allora sbotta: «Ma chisà cöse credéivan ch’a fôse: / a l’êa ‘na seiçénto mîga ‘n pandôçe!» (“Ma chissà cosa credevan che fosse: / era una Seicento, mica un pandolce”).

Ma non è finita: il suo portinaio, che pesa cento chili, «o s’asétta drénto e o me sfónda i sedîli» (“si siede dentro e gli sfonda i sedili), mentre sua moglie, “che è tutta finezza” si appoggia davanti e “addio parabrezza”!

Vanno ancora via la benzina, la marmitta, il cruscotto, il pistone. Alla fine resta solo qualche pezzo sul marciapiede, che viene mestamente portato in una cesta dal rigattiere («Gh’é restòu quàrche tòcco li da-o marciapê: / o métto inta còrba e o pòrto a-o strasê!»).

Fra le altre canzoni di Parodi, era molto divertente anche “Tìribi tàraba”, un vero e proprio scioglilingua nel quale l’esecutore dava prova di un’abilità straordinaria: “O fâ tìribi tìribi tàraba tàraba / tìribi tìribi tàraba tàraba / tìribi tìribi tàraba tìribi tìribi ta”.

Non posso poi tacere un’altra notizia su Parodi, che me lo rende ancora più caro: Parodi era un grande tifoso del Genoa.

Nel 2017 aveva presentato con Piero Campodonico, presso il Museo della Storia del Genoa, il suo disco “Genoa, a mae vitta” (“Genoa, la mia vita”); si trattava di una serie di rivisitazioni di pezzi storici della storia rossoblù, a partite dall’inno degli Anni ’30 di Mario Cappello. Il brano che dava il titolo all’album era la traduzione in genovese di “My way” di Frank Sinatra (che non aveva mai nascosto di essere genoano, grazie al fatto che sua madre Dolly era originaria di Lumarzo, vicino Chiavari).

C’era anche la canzone “Rossoblù”, che raccontava ironicamente tutti i soprusi che un tizio subiva dalla propria moglie-arpia senza reagire; una cosa sola non accettava: che la consorte  gli parlasse male del Genoa!

E sicuramente oggi l’amatissimo Piero Parodi, dal cielo, guarderà il Genoa che scenderà in campo contro l’Udinese (con in panchina il terzo allenatore della stagione, il tedesco Alexander Blessin, e con una situazione di classifica disastrosa).

Speriamo che il glorioso Grifone, la più antica società calcistica d’Italia, riesca a dare una gioia postuma a uno dei suoi più appassionati tifosi!

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

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