Oggi pomeriggio, prematuramente, è mancato l’editore Mario Palumbo.
Ultimo dei tre figli di Giovan Battista Palumbo (fondatore nel 1939 dell’omonima casa editrice), ha proseguito con il fratello Giorgio l’attività del padre; come scrive in queste ore “Repubblica”, «sotto la sua guida la casa editrice Palumbo ha esplorato territori editoriali innovativi: dai testi scolastici tradizionali alle iniziative multimediali, ha arricchito l’offerta didattica con nuovi contenuti».
In particolare, Mario e Giorgio hanno traghettato l’azienda nell’era digitale, lanciando piattaforme come Palumbo Multimedia, integrando strumenti interattivi per la didattica (progetto CLIC) e organizzando convegni di alto profilo sulla scuola e la pedagogia, promuovendo occasioni culturali di risonanza nazionale, attivando iniziative preziose di formazione didattica per docenti e studenti.
Mario Palumbo, coltissimo, sempre pronto a recepire le novità, efficientissimo nell’organizzazione delle attività editoriali e nell’ottimizzazione delle risorse disponibili, dotato di uno straordinario “fiuto”, univa a queste eccelse doti professionali il pregio incomparabile di un animo gentile, disponibile, sempre pronto a comprendere ed ascoltare gli altri e sempre capace di far emergere in ognuno le sue migliori potenzialità. Con il suo perenne sorriso e con il suo garbo inimitabile riusciva sempre a trovare la soluzione ai problemi, superando immancabilmente le difficoltà e gli ostacoli.
Io ho conosciuto Mario, che era cugino di mia moglie, prima ancora di conoscere Silvana, allorché l’editore Palumbo pubblicò le mie “Interpretazioni musicali sul teatro di Aristofane”; in quegli anni il giovane terzogenito, attento e rispettoso, affiancava il padre con il fratello Giorgio, sempre pronto ad apprendere tutto quello che poteva dal prezioso e inesauribile modello paterno.
Ricordo che quando nel 1986 morì G.B. Palumbo (per noi “zio Gianni”), Mario (che allora aveva solo 27 anni) era affranto come è giusto che sia quando ci muore un padre (e che padre!). In quell’occasione mi disse che riteneva impossibile non solo poterlo eguagliare ma anche soltanto avvicinarsi a lui. Io allora gli dissi che sicuramente lui e Giorgio avrebbero saputo proseguire sulla strada del padre, in modo diverso (come è normale che i figli siano diversi dai genitori) ma adeguato ai nuovi tempi, perché l’esempio ricevuto sarebbe stato per loro stimolo costante a dare il massimo, a raggiungere sempre nuovi traguardi, a portare avanti la bandiera di una casa editrice ormai affermata a livello nazionale (e non solo).
Non erano parole di circostanza: ci credevo davvero, perché avevo avuto modo di frequentare Mario, ora sui sentieri delle montagne di Molveno, ora a una cena di lavoro, ora a un convegno, ora alla presentazione di un libro, ora in una particolare ricorrenza; e giorno per giorno era cresciuta in me la stima, l’ammirazione e l’affetto per lui.
Ed effettivamente, anno dopo anno, lui e Giorgio hanno traghettato la casa editrice nell’era digitale, lanciando piattaforme come Palumbo Multimedia e integrando strumenti interattivi per la didattica (progetto CLIC), pubblicando testi scolastici e saggi che hanno riscosso unanime plauso per la loro dimensione culturale e per la smagliante veste editoriale.
In tutti questi anni, Mario ha ideato e seguito la pubblicazione di tutti i testi che ho pubblicato per la casa editrice. Ci sentivamo costantemente per la cura di un dettaglio, per un consiglio operativo, per un problema da risolvere; e lui era sempre presente, attento, partecipe, ricco di consigli e sempre più esperto e risolutivo in ogni fase della realizzazione di un libro. Spesso sdrammatizzavamo una difficoltà con una battuta, grazie alla sua sottile ironia che accompagnava il suo sorriso di persona buona e aperta.
Fino a poche settimane fa ci aggiornavamo spesso sull’ultimo libro che sto pubblicando con Michela Venuto, di cui Mario monitorava la gestazione con la consueta impareggiabile professionalità.
Per questi motivi, per me il profondo dolore per la scomparsa di una persona cara si unisce in questo momento ad un senso di vuoto incolmabile.
Sono vicino con affetto a Maria Rosa, a Chiara e Simonetta, a Giorgio e famiglia, ai figli del fratello Paolo (anche lui prematuramente mancato l’anno scorso).
A tutti loro, come allora dissi a Mario, rivolgo l’augurio (che per me è una certezza) di proseguire la sua opera come lui avrebbe voluto.
Il ricordo del suo sorriso e del suo esempio sarà per tutti lo stimolo fondamentale per andare sempre avanti.
Palermo, 13 febbraio 2026