L’uovo di Colombo

A poche ore dalla sempre più probabile rielezione di Sergio Mattarella alla carica di Presidente della Repubblica, tutti i leader politici (Meloni esclusa) cantano vittoria e si attribuiscono il “merito” di questa soluzione, degna dell’uovo di Colombo.

Poco importa che a tale soluzione si debba arrivare “tirando per la giacchetta” il Presidente uscente (e rientrante).

In questo momento “di emergenza” (nel nostro Paese è sempre emergenza) contano poco o nulla le precedenti prese di posizione del capo dello Stato: per ricordarne solo tre, l’11 novembre scorso, in un incontro organizzato in occasione dei 20 anni dalla morte di Giovanni Leone, aveva ricordato come anche Leone fosse stato per “la non rieleggibilità del presidente della Repubblica con l’eliminazione del semestre bianco”; in seguito, nel discorso di fine anno, aveva dichiarato: “Tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente”; e pochi giorni fa, il 14 gennaio, ai giornalisti accreditati al Quirinale, aveva detto: “Vi ringrazio per la professionalità con la quale mi avete seguito in questi sette anni. Sono sicuro che anche con il mio successore ci sarà la stessa professionalità”.

Ma ora siamo “in emergenza”.

Infatti, nella generale incapacità assoluta di trovare uno straccio di accordo su un qualunque nome, nella grottesca farsa della ricerca di persone “dall’alto profilo istituzionale” (da cui andava esclusa la Presidente del Senato perché – come ha scoperto a sue spese – i 240 voti su 319 con cui era stata eletta nel 2018, pari al 75,2% dei consensi di allora, erano aria fritta), nella ridicola affermazione di tutti sulla necessità di un profilo “condiviso” (il che significava che agli altri si dovevano fare per forza “condividere” le proprie decisioni), nel puerile dilettantismo politico di certi leader (abituati a proclami su Twitter o su Instagram ma del tutto incapaci di sedersi a un tavolo politico reale), si era caduti in una paralisi assoluta.

Ecco dunque la soluzione che congela tutto per un anno e che lascia presupporre che nel 2023, all’elezione del nuovo Parlamento, molti di coloro che salutano Mattarella come salvatore della patria ne chiederanno le dimissioni, magari già promesse oggi in cambio del “sacrificio”.

In questo contesto, fa sorridere la dichiarazione odierna del segretario del Pd Enrico Letta ai suoi parlamentari: «Noi tenteremo di fare un accordo per l’elezione del Presidente della Repubblica: dopo di che c’è la saggezza del Parlamento e assecondare la saggezza del Parlamento credo sia anche questa democrazia». Davvero molto saggio, questo Parlamento, che riesce ad evitare di votare anche di domenica chiudendo questa pagina penosa.

Intanto il quotidiano “Il Tempo” trova… tempo per inserire nel suo sito un malizioso articolo intitolato “E adesso chi me li ripaga i lavori di ristrutturazione?”, ironizzando sulla nuova abitazione presa in affitto dal Presidente nei pressi di viale Liegi ai Parioli: «presumibilmente, Mattarella per siglare il contratto di fitto (questo sicuramente intestato a suo nome) avrà versato almeno due mensilità di caparra. Alle quali, se accettasse il reincarico, dovrà rinunciare. Saranno così gentili i parlamentari che oggi si inginocchieranno da lui da coprirgli anche le perdite economiche che subirà per l’estremo sacrificio? Se si pensa che tutto questo è stato fatto per garantirsi qualche mensilità in più da onorevole, qualche legittimo dubbio viene».

Comunque sia, fra poche ore la patria sarà salva. Il nastro si riavviterà su se stesso, il tempo tornerà indietro di una settimana (o di sette anni) e molti si potranno illudere che tutto possa ricominciare come prima.

Come prima: anche se il centro-destra si è ormai spaccato profondamente, anche se alcune figure “istituzionali” dello Stato sono state sbertucciate (come diceva Renzi, in una sorta di “X Factor”), anche se in questi giorni diversi leader politici hanno detto prima A e poi B e poi C, a distanza di poche ore, infischiandosene totalmente della coerenza delle loro affermazioni.

Come prima: anche se stava resuscitando ieri sera un asse sovranista Conte-Salvini che sembrava morto e sepolto (ma la politica non è sempre più un mondo di zombie?); anche se Forza Italia ha iniziato a negoziare da sola (in un profumo di “maggioranza Ursula” sempre più percepibile); anche se il PD ha brillato per la sua incapacità di proporre un nome, un’idea, una soluzione che non fosse l’uovo di Colombo cui si è arrivati; anche se il Movimento degli Zainetti si è ulteriormente spaccato (bastino le opinioni opposte di Di Maio e Conte sulla candidatura della Belloni); anche se la proposta di una donna al Quirinale è ancora una volta rinviata a tempi migliori (se mai verranno); anche se lo spettacolo indecoroso dei “pizzini” segnati in codice (“Alberti Casellati”, “Casellati”, “E. Casellati”, ecc.), dei “franchi tiratori”, degli elettori che votano camminando (per non far capire di rifiutare la scheda bianca), sarà difficilmente dimenticabile.

Tutto come prima.

Tanto la gente è altrove, è lontana, è inutile, pensa ad altro, ha i suoi guai quotidiani, concretissimi.

Tanto della gente servono solo i voti, la credulità, l’acquiescenza e la disaffezione, una disaffezione che condurrà magari, fra un anno, a elezioni politiche con il 40% di astensioni (tanto a dare l’esempio di astensionismo è stato proprio il nostro “saggio” Parlamento).

Intanto, festeggiamo l’uovo di Colombo, che consiste nel poter contare, in questo Paese, soltanto su Mattarella e su Draghi (al quale forse è stata garantita per il futuro quella promozione che oggi gli è venuta a mancare).

Due persone su 60 milioni. Non è una grande media.

Ce la dovremo fare bastare.

P.S.:

La votazione è in corso. Tutto lascia pensare che fra poco Mattarella sarà rieletto. Dunque non ha detto “un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai”: “e fu presidente per sempre”.

Eppure, che bello sarebbe stato sentire dire da Mattarella agli ambasciatori che venivano a supplicarlo: “Sbrigatevela da soli. Io ho già dato. E se in tutto il Paese non trovate neanche una persona che sia in grado di fare quello che ho fatto umilmente io, siete davvero messi male. Buona serata”. 

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

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