Una fotografia dei primi mesi del 1939: mio padre (sulla destra) e i suoi fratelli, a Bagheria, in pompa magna per il matrimonio della cugina Rosa Sciortino con Lorenzo Cirrincione.
Mio padre, Salvatore Pintacuda (per i suoi cari “Totò”), si apprestava a partire per Milano per proseguire i suoi studi al conservatorio “Giuseppe Verdi”.
I tre fratelli sfoggiano uno stile impeccabile, tipico delle grandi occasioni di quel periodo: Nino (al centro) spicca nel suo abito formale con papillon nero e revers a lancia; Masino (a sinistra) e Totò (a destra) indossano eleganti giacche a doppiopetto con cravatte sapientemente annodate. Il dettaglio degli occhiali tondi di Totò aggiunge al suo “look” un tocco intellettuale e distintivo.
È evidente la somiglianza tra i tre fratelli, nel taglio degli occhi e nella postura; però, fra i tre, mio padre (che era il più giovane e aveva allora 23 anni) è l’unico ad accennare il suo solito, immancabile e indimenticabile sorrisetto.

Questa foto di famiglia, a mio parere, restituisce perfettamente l’atmosfera di quell’epoca sospesa, alla vigilia di grandi cambiamenti storici. La guerra era ormai alle porte: poco più di un anno dopo mio padre partì per il fronte.
Questi furono dunque gli ultimi scampoli di una vita più serena; e si coglie una dignità composta in questi tre giovani che, inconsapevolmente, stanno salutando un mondo che presto non sarebbe più stato lo stesso.
Va detto infine che, sia pure in quel contesto, quel matrimonio del 1939 fu molto felice: gli sposi, Rosa e Lorenzo, ebbero nove figli.