Le foglie morte nella città morta

Queste foto, scattate poco fa nella centralissima via Sammartino a Palermo, a 200 metri da Piazza Politeama, evidenziano l’ennesima criticità rilevabile lungo la sede stradale e i marciapiedi cittadini.

Si osserva infatti un’estesa e massiva caduta di foglie ancora verdi e apparentemente sane appartenenti agli esemplari alberati di “Ficus microcarpa” presenti lungo la strada.

Tale fenomeno di “cascola verde” precoce – non riconducibile al normale ciclo fisiologico della pianta, trattandosi di una specie sempreverde – dipende sicuramente dalle dalle forti precipitazioni e raffiche di vento degli ultimi giorni: gli alberi indeboliti dal caldo estivo o appesantiti dall’acqua piovana improvvisa hanno perso la forza di trattenere il fogliame più giovane o stressato. Per di più (ma questa non è una novità) le enormi radici del ficus sono completamente soffocate dalla pavimentazione e dal manto stradale.

Se da un punto di vista botanico il fenomeno è un forte segnale di sofferenza delle piante, dal punto di vista della sicurezza cittadina esso diventa un pericolo pubblico immediato: le foglie verdi e spesse rilasciano sostanze cerose e linfa lattiginosa, rendendo il marciapiede estremamente scivoloso (un vero rischio di caduta per i pedoni, soprattutto per gli anziani). Come si vede nelle immagini, il cumulo di foglie copre completamente le buche, le aiuole e i dislivelli delle mattonelle (già sollevate dalle radici), nascondendo le insidie del terreno a chi cammina.

Alla luce di tutto questo, il minimo sarebbe che l’Assessorato al Verde Pubblico e la Rap (o gli uffici competenti del Comune di Palermo) mettessero immediatamente in essere un intervento straordinario di spazzamento e rimozione del fogliame, al fine di ripristinare le normali condizioni di aderenza e sicurezza per la viabilità pedonale. Sarebbe anche il caso, contestualmente, di attuare un sopralluogo tecnico-agronomico da parte del personale dell’Assessorato al Verde per verificare lo stato di salute delle alberature ed eventualmente programmare interventi di irrigazione di soccorso o trattamenti fitosanitari mirati.

L’uso del condizionale “sarebbe”, però, dipende dalla realtà oggettiva palermitana: senza fare impietosi paragoni con altre città (che avrebbero l’unico risultato di provocare sdegnate quanto sterili reazioni scioviniste), è un dato di fatto che di fenomeni del genere, in questi giorni constatabili un po’ ovunque in tutta Palermo, se ne stracatainfischiano sia le autorità competenti sia (cosa più grave) i cittadini, talmente abituati ormai al degrado e al dissesto della loro città da non notarlo nemmeno più, da non indignarsi e soprattutto da non fare né pretendere niente per risolvere i problemi.

Si tratta infatti di problemi “pubblici” e, in quanto tali, totalmente lontani dalla mentalità locale, che dà importanza prioritaria se non esclusiva al proprio orticello privato.

Aspettiamo dunque che l’anziano di turno (spero di non essere io) scivoli rovinosamente sulle foglie disseminate per terra e che faccia un tardivo esposto al comune; sicuramente il comune sarà pronto a pagare – tanto sono soldi pubblici – gli eventuali danni.

Per chi avesse dubbi in proposito, basta cercare le cifre esatte e le singole sentenze sul portale istituzionale del Comune di Palermo nella sezione “Amministrazione Trasparente” (ah, che bella fantasia ha chi inventa questi nomi…) nella sotto-sezione Provvedimenti > Provvedimenti Organi Indirizzo Politico, oppure Informatizzazione / Bilanci.

Vi si trovano anche le delibere del Consiglio Comunale sui “Debiti Fuori Bilancio”: infatti quando il Comune viene condannato da un giudice (Tribunale Civile o Giudice di Pace) a risarcire un cittadino per una caduta su marciapiede dissestato o per un danno da buca/albero, la somma viene liquidata approvando in Consiglio Comunale una delibera di Riconoscimento Debito Fuori Bilancio.

Ora, secondo i dati più recenti, il Comune di Palermo spende ogni anno tra i 3 e i 4 milioni di euro in risarcimenti e spese legali correlate per insidie stradali (buche, marciapiedi scompaginati da radici, mattonelle sconnesse); nell’arco temporale di un biennio, la cifra totale dei sinistri riconosciuti ha toccato anche i 7 milioni di euro.

Quanto ai singoli risarcimenti per cadute o infortuni, per lesioni gravi o fratture (es. frattura dell’anca o del femore per una buca o un marciapiede divelto), le condanne emesse dal Tribunale di Palermo superano spesso i 50.000 euro per singolo cittadino.

Un tale spreco di denaro pubblico, dovuto all’incuria, al menefreghismo, all’assenza totale di professionalità, soprattutto al tradimento dei doveri assunti nel momento in cui si assume un incarico pubblico, griderebbe vendetta se solo si vivesse qui in una città normale.

Ma lasciamo stare, continuiamo a (soprav)vivere così, contenti di quello che abbiamo (?) e abituati a quello che non abbiamo…

Aveva ragione il poeta francese: “Le foglie morte si raccolgono a palate. / Vedi, non ho dimenticato… / Le foglie morte si raccolgono a palate, / e così i ricordi e i rimpianti. / E il vento del nord li porta via / nella notte fredda dell’oblio. / Vedi, non ho dimenticato / la canzone che mi cantavi”.

MARIO PINTACUDA

Palermo, 23 settembre 2026

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

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