Gli incroci stradali di Palermo

La striscia bianca trasversale, posta a terra prima di un semaforo, indica agli automobilisti il punto in cui devono arrestare il veicolo in caso di luce rossa; questa linea non va superata finché non spunta il verde, allorché è consentito ripartire. La funzione della striscia di arresto è ovviamente la tutela dei pedoni che attraversano, ma anche quella degli altri automobilisti che impegnano l’incrocio.

L’art. 41 del Codice della Strada precisa che “durante il periodo di accensione della luce rossa, i veicoli non devono superare la striscia di arresto; in mancanza di tale striscia i veicoli non devono impegnare l’area di intersezione, né l’attraversamento pedonale, né oltrepassare il segnale, in modo da poterne osservare le indicazioni”.

In base alla normativa, il mancato rispetto dello stop prima della linea di arresto è sanzionato con multe, i cui importi vanno da € 41 a € 168 per il semplice superamento; invece (udite, udite!) il passaggio con semaforo rosso comporta sanzioni da € 163 a € 646. Il costo dell’infrazione aumenta di 1/3 se viene commessa in orario notturno, dalle 22 alle 7.

Tuttavia, come è arcinoto qui a Palermo, altro sono le regole, le norme, le sanzioni, le minacce delle “gride” variamente emanate dalle autorità, altra è la realtà dei fatti.

Palermo – centro città: fremente attesa che il semaforo si decida a diventare verde…

La striscia bianca davanti ai semafori, anzitutto, nel capoluogo siciliano è quasi sempre invisibile a causa dello stesso infausto destino che qui capita (come ho già avuto modo di segnalare) alle strisce pedonali: svaniscono, stingono, evaporano.

Ma anche ammesso che la striscia risulti visibile a chi vuol vederla, quasi nessuno tollera di esserne arrestato nel suo fatale andare. Ci mancherebbe altro! Con quale diritto viene imposto un limite, un confine, un vincolo al libero “scarrozzo” (qui si dice così) di automobili, camion, pullman, tram, autobus, furgoni, motoapi, motorini, taxi legali e meno legali, carrozzelle e monopattini?

Già il colore rosso del semaforo è vissuto da molti come una violenza inammissibile; è altrettanto ovvio che pochissimi si fermano quando scatta il giallo: anzi, se lo fanno, sono oggetto di strombazzate indignate degli automobilisti che seguono e di fioriti epiteti che ne stigmatizzano la cretinaggine. Dirò di più: molti passano anche con il primo rosso, che è considerato ancora stretto parente del giallo che era stato e quindi ad esso assimilato.

Figuriamoci dunque se alla famosa striscia davanti ai semafori si nota una disciplinata ed allineata fila di veicoli rigorosamente fermi in diligente attesa del verde! La striscia è invece sistematicamente ignorata, violata e oltraggiata; del resto la natura indipendente del palermitano rifugge da ogni costrizione, soprattutto quando non è sancita in nessun modo da nessuna pseudo-autorità.

In alcune zone del Nord Italia (soprattutto in Veneto, ma ne leggo notizia anche a Genova-Sampierdarena) gli incroci sono presidiati dal dispositivo Velocar (o T-Red), che affibbia multe salatissime a chi supera la striscia al semaforo: basta arrivare un paio di centimetri oltre il limite consentito per far scattare la multa e non serve a nulla precisare che non si è passati con il rosso. Ma da queste parti le eventuali e improbabili incarnazioni indigene del tecnologico dispositivo sarebbero presto prese a pietrate dalle truppe indipendentiste, abituate all’assoluta impunità.

Inutile dire che conseguenza diretta dell’insubordinazione di massa al rispetto dei semafori è la congestione inestricabile degli incroci palermitani: le auto che hanno il verde si trovano sempre bloccate da quelle dei trasgressori che si sono infilati con il giallo-rosso, i pedoni si inoltrano a loro rischio e pericolo nelle invisibili strisce a loro riservate e sono oggetto di feroci intimidazioni e clacsonate rabbiose, i vigili sono tutelati dal WWF in quanto praticamente estinti, l’attraversamento dell’incrocio si realizza solo con concitati patteggiamenti (“camìna, passa, scimunitu!”) o con esplicite minacce visive, sonore o materiali (nell’ordine, corna, pernacchie e accoltellamenti).

Tempo fa la brava Stefania Petyx su “Striscia la notizia” segnalò il problema; ma nulla ha ancora potuto incrinare in alcun modo la consuetudine inveterata di trasformare ogni incrocio palermitano in una riedizione della leggendaria battaglia di Little Big Horn, in cui il generale Custer viene sistematicamente annientato da Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Semaforo Schifiato. Zuffe e litigi nei casi migliori, incidenti piccoli e grandi nei peggiori, sono all’ordine del giorno quotidianamente.

Non dubito che, fra le tante promesse dei nuovi amministratori della città, possa intrufolarsi anche quella di provvedere a vigilare maggiormente sugli incroci palermitani, magari assumendo nuovi vigili urbani o mettendo nelle strade alcuni fra quelli eventualmente addetti ad altre mansioni. Che ci vuole a promettere una cosa in più? Rende simpatici e dà a chi ascolta il sapore illusorio e gratificante della speranza.

Forse però non sarebbe male acquistare un po’ di Velocar, magari blindandoli nella loro versione palermitana con vetri antiproiettile: solo i robot, qui, possono rischiare serenamente la pelle (anzi, l’hardware) per far rispettare le regole.

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

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