Alcuni giorni fa l’Archivio Luce di Cinecittà ha inserito su YouTube un video intitolato “Primavera siciliana 1936”. Si tratta di un documentario della durata di 11’25’’, diretto da Pietro Francisci (1906-1977) e realizzato in collaborazione con la Direzione generale per il Turismo. Il filmato mostra la costa di Taormina nel 1936 con l’incanto dei suoi monumenti, le immagini dei templi di Agrigento e del teatro greco di Siracusa.

Queste immagini in bianco e nero dell’Archivio Luce, risalenti a novant’anni fa, dimostrano come l’immagine della Sicilia come luogo ideale per il turismo sia stata già allora il frutto di una sofisticata operazione di marketing territoriale “ante litteram”. Il video è infatti un breve viaggio poetico che trasforma la Sicilia in un paradiso terrestre, utilizzando una narrazione che mescola mito, modernità e storia.

Il filmato si apre con la leggenda di una “filantropica divinità” che, volando nei cieli, smarrisce una bisaccia colma di bellezze, che ricadono sulla Sicilia: «Si racconta che una filantropica divinità, viaggiando per i cieli di questo mondo, smarrì la bisaccia colma delle molte bellezze che intendeva distribuire un po’ dappertutto. La bisaccia cadde sulla Sicilia e i doni si sparpagliarono per l’isola, che reca ancora visibili le impronte del pollice divino da cui fu plasmata».

Presentando l’isola come un’opera plasmata dagli dèi, la comunicazione dell’epoca ne rendeva il paesaggio quasi “sacro”: tuttavia questa sacralizzazione non era fine a se stessa, ma serviva a giustificare la preservazione di spazi d’élite, trasformando ogni scorcio siciliano in un pezzo d’arte sacra sottratto al logorio del tempo e della modernità.
La narrazione si sposta poi su Taormina, descritta come una “perla” incastonata tra mare e montagna, celebrando la trasformazione dell’antico convento di San Domenico in un hotel di lusso. Il marketing dell’epoca giocava su un contrasto raffinatissimo tra la frugalità monastica e l’edonismo borghese: il silenzio e la meditazione dei monaci, che per primi riconobbero nell’incantata costa siciliana il luogo ideale per il ritiro spirituale, si contrappone al presente, dove con un ampio “dispiego di dovizie” e un lusso esclusivo la vita procede secondo un ritmo “festoso e calmo al tempo stesso”.

Dunque, come dice il commento, «la generazione del turismo ha rispettato quella della meditazione, e il suggestivo edificio nulla ha perduto del suo fascino». Questa intuizione – vendere l’esclusività non solo come comfort materiale, ma come un’esperienza di calma superiore e “meditazione” – è il pilastro su cui ancora oggi poggia certo turismo d’élite in Sicilia.
Le successive immagini celebrano il mitissimo clima siciliano: mentre l’Etna è innevato, a Taormina il calendario sembra non esistere. Il video mostra scene di vita balneare con “leggiadre fanciulle” che, nei castigati costumi da bagno dell’epoca, nuotano e prendono il sole: «Altro che inverno! Provate a chiederne a queste leggiadre fanciulle: l’abbigliamento vi risponderà per loro. Sole, azzurro, nuoto, tuffi, abbronzature...». Il documentario descrive la pioggia nel resto d’Italia come “foriera di reumatismi”, contrapponendola all’unica pioggia ammessa in Sicilia: quella delle docce degli stabilimenti balneari!

La cinepresa esplora poi le bellezze di Agrigento: «Il fascino della Sicilia è tale da indurre ad un atteggiamento contemplativo anche le opere d’arte: ecco un gigantesco Telamone che si direbbe in ammirazione dei templi dell’antica Agrigento, che giganteggiano poco distante, attori e spettatori di un incomparabile spettacolo che il regista Sole quotidianamente rinnova». Il Tempio della Concordia, poi, è descritto come il corrispettivo del Partenone: qui il contrasto tra il candore dei mandorli in fiore e la maestosità delle colonne doriche crea un’estetica sognante.

Si passa quindi a Siracusa, ove l’antico teatro greco non è visto come una rovina silenziosa, ma come un luogo vivo che ripropone la cultura greca antica grazie alle rappresentazioni classiche: «I fasti di questi teatri non si esauriscono nel ricordo lontano e approssimativo di uno splendore che fu: quello splendore è ancora vivo e il suo ricordo si perpetua nella realtà. No, non sognate! E questa che potrebbe sembrarvi una visione soprannaturale non è che la realtà di ogni anno: rappresentazioni classiche».
Il finale è un’esplosione di tradizioni: il folklore siciliano è presentato come una forza viva che si rinnova ogni primavera, culminando in canti dialettali e immagini di festa che suscitano la meraviglia dei visitatori.

In definitiva, questo filmato del 1936 non è un semplice documentario paesaggistico, ma un’operazione di costruzione d’immagine sofisticata: attraverso l’uso di una narrazione “eterea” e sognante, la Sicilia viene allontanata dalle difficoltà del tempo per essere offerta al mondo come un rifugio di sole eterno e storia millenaria.


Si può notare come gli stilemi comunicativi utilizzati quasi un secolo fa per promuovere Taormina e la Valle dei Templi siano rimasti sostanzialmente invariati, consolidando l’idea di una terra dove il tempo si è fermato; la fusione tra l’eredità greco-romana e l’ospitalità moderna serve a nobilitare il territorio, trasformando la Sicilia in un simbolo universale di bellezza e continuità storica.
Il link del filmato è https://www.youtube.com/watch?v=QdbRZdeq4Ms&t=250s).
MARIO PINTACUDA
Palermo, 22 aprile 2026
