Il pretore Salmeri e il “normale caldo estivo”

Dopo una decina di giorni con temperature torride al di sopra della media, il termometro a Palermo è tornato su livelli di “normale caldo estivo” (che qui da noi vuol dire, al centro della città, minime di 23°/24° e massime di 29°/30°).

L’espressione “normale caldo estivo” mi fa sempre sorridere, perché mi ricorda una curiosa vicenda legata al famigerato pretore palermitano Vincenzo Salmeri.

Il 14 agosto 1971 Salmeri passeggiava in piazza Politeama a Palermo, quando vide una giovane e procace turista danese di Copenaghen, Lise Wittrock, che si aggirava per le vie del centro con dei sensualissimi hot-pants che provocavano il torcicollo generale dei “màscoli” cittadini. Immediatamente il giudice chiamò due vigili urbani e fece accompagnare la ragazza nel commissariato più vicino, denunciandola per violazione dell’art. 726 del Codice Penale (reato contrario alla pubblica decenza), reato che poteva anche prevedere un mese di arresto. 

Hot pants anni ’70

La malcapitata danese si presentò spontaneamente negli uffici della Procura il 24 agosto, con il suo avvocato e con un grande codazzo di curiosi e fan; per l’occasione aveva evitato di presentarsi in hot pants e aveva indossato una più morigerata minigonna. Quando Liza si difese dando la colpa del suo abbigliamento disinvolto all’intenso caldo palermitano, Salmeri ribatté (per l’appunto): «Ma quando mai! C’era normale caldo estivo!». Un caldo “normale” che, dunque, dal punto di vista dell’inappuntabile magistrato, non giustificava in alcun modo un look così scollacciato.

La danese fu condannata ad una ammenda, che però eluse facendo le valigie e tornandosene di corsa a casa.  Tuttavia un paio d’anni dopo un altro palazzo di giustizia siciliano, quello di Messina, smentì Salmeri, assolvendo Lise Wittrock e con lei i suoi hot pants, dando una diversa interpretazione dei confini della decenza; il che forse avvenne grazie anche ad alcuni testimoni, che sostennero in aula che i famosi hot pants di Lise «non offendevano affatto la vista» (e te credo…).

All’integerrimo Salmeri il quotidiano “Repubblica” (edizione palermitana) dedicò il 15 ottobre 2017 un articolo commemorativo di Gery Palazzotto, intitolato “Storia di Salmeri, il pretore che vietava il lato B”. Palazzotto vi ricordava la partecipazione di Salmeri a una puntata della “Acquario” di Maurizio Costanzo il 12 marzo 1979, in occasione della quale ebbe modo di incontrare la pornostar Ilona Staller (“Cicciolina”) e la scrittrice Dacia Maraini (che inveì contro il suo “furore punitivo”); il programma si può vedere su Raiplay. Alle accuse di sessuofobia Salmeri (con un marcato accento palermitano) replicò dichiarandosi al contrario un uomo di mondo perché aveva frequentato (una volta) le Folies Bergère…

Salmeri però non si fermò lì: in seguito sequestrò la famosa foto pubblicitaria del giovanissimo Oliviero Toscani che mostrava un procace lato B femminile (quello della modella americana Donna Jordan, al tempo compagna di Toscani) avvolto da attillati jeans “Jesus” con lo slogan “Chi mi ama mi segua”; inoltre fece una vera crociata contro i manifesti dei film scollacciati dell’epoca e contro le riviste osé (i giovani allora non potevano fruire degli odierni repertori multimediali in materia).

La “scandalosa” pubblicità di Oliviero Toscani

La crociata moralistica di Salmeri fu accolta da polemiche e ironie in quell’Italia degli anni Settanta che stava ulteriormente accentuando i toni liberatori postsessantottini: di lui si occuparono Carlo Casalegno su “La Stampa” e Pierpaolo Pasolini sul “Corriere della Sera”. In particolare Carlo Casalegno (che morì poi ucciso dalle Brigate Rosse nel 1977) fu particolarmente sferzante: «Che importa se girano a vuoto le macchine della polizia, impegnata contro forme di criminalità più pericolosa, e della giustizia, sommersa da laute pratiche arretrate? La moralità italiana è difesa, i princìpi sono salvi».

Carlo Casalegno

Su Salmeri nacquero anche aneddoti leggendari: si diceva che si aggirasse per le strade di Palermo con un metro per misurare le minigonne delle turiste e per infliggere severe ammende alle più trasgressive.

Non mancarono però nemmeno i fiancheggiatori del pretore; un articolo del 10 maggio 1973 lo presenta come il pretore che “protegge il pudore” e ne fa un accurato ritratto: «È un uomo piccolo, rotondetto, che veste calzoni sempre un po’ troppo lunghi e giacche sempre un po’ troppo larghe. Vive in un appartamento “borghese”, con i mobili “in stile”, i divani di velluto spesso, offre brandy, agli ospiti. Ha uno sguardo velato, buono, timido, meravigliato quando gli si chiede di spiegare, in termini intelligibili a tutti, il meccanismo “politico”, logico, delle sue decisioni, delle sue gravi decisioni. Meravigliato: “La legge è lì scritta – dice e freme- e tutti possono leggerla. La nostra società sta toccando momenti pericolosi. Non vi è più nulla di sacro, nulla che non possa essere intaccato e scalfito. La immoralità dilaga, sulla stampa, al cinema, persino nella pubblicità. Bisogna avere il coraggio di salvare la nostra civiltà, di salvare la nostra gioventù. Molti mi prendono in giro, lo so bene, mi giudicano un folle. Ma io ho le mie soddisfazioni: c’è tanta gente che mi scrive, gente anonima, delle classi più disparate, che è d’accordo con me, che mi approva”. […] La forza morale per superare le critiche, per proseguire nella sua strada, al dottore Antonino Salmeri la dà la lettura della vita dei santi, dei memorialisti cristiani. […] Nel grande palazzo di giustizia dove giorno dopo giorno si tenta disperatamente di porre un freno al dilagare della violenza mafiosa, dove si cercano e non si trovano piste che portino ad identificare gli assassini di Scaglione, quelli di De Mauro, quelli di viale Lazio, dove si stenta a collocare le tessere del grande mosaico che ruota attorno questo o quel capomafia, c’è un piccolo cocciuto pretore che oltre ad “evadere” la “normale amministrazione” tenta disperatamente di tenere dietro alla marea montante di quello che ai suoi occhi candidi è oltraggio al pudore e che, invece, è un nuovo costume, con sue regole ben precise, fisse, conseguenza diretta della civiltà che ci siamo costruiti» (www.basicpress.com).

Se il povero Salmeri girasse oggi per le strade, chissà quanti shock avrebbe; e chissà quali sarebbero la meraviglia e il fastidio dei tanti sanzionabili, di fronte all’improbabile apparizione di un Catone dei tempi moderni.

L’unica cosa che rimane tenacemente dell’accigliato pretore è, nella mia memoria, quella sua epica definizione di “normale caldo estivo” che uso ancora oggi, timoroso però di doverla presto accantonare alla prossima infuocata ventata africana.

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

1 commento

  1. Sono dei piccoli gioielli questi cammei che Mario ci dona con incredibile qualità e quantità. Il problema, al di là poi di certe figure folkloristiche, riguarda l’interpretazione della legge. Perché il pretore che ha fatto ridere di sé molti è, con lui, l’intera città di Palermo che ci ha perso anche in termini economici e turistici, si giustificava dicendo è la legge che me lo impone. Né più né meno, si parva licet, in un contesto Certamente molto più tragico, di come faceva il gerarca a Heichman di cui parla Hannah arendt La banalità del male. La legge dà spazi di discrezionalità: è ovvio, è il giudice che deve sempre interpretare. E ci vuole però un giudice che non sia preso da una botta di “normale” calura estiva palermitana, ma che sappia agire con tempra moderata, cum grano salis. Certo la legge che stabiliva un pudico abbigliamento era piuttosto ambigua. D’altronde, ancora peggio, esisteva una legge fiancheggiatrice di crimini e criminali, una legge della quale spesso si servivano i mafiosi per giustificare i loro delitti, come la legge sul delitto d’onore che sarebbe stata eliminata solo 10 anni dopo, nel 1981. Personaggi come Salmeri hanno semplicemente screditato e fatto ridere l’intera Sicilia. P. S. 3 anni fa mi trovavo con mia moglie in Corsica. Dopo il bagno al mare, in una piccola Città, siamo andati in un supermercato. Mia moglie indossava un copricostume. E con questo stesso abbigliamento eravamo entrati usciti da altri supermercati in Sicilia e altrove senza mai problemi. Entriamo supermercato e mia moglie si imbatte in una sorta di pazza energumena che le ordinò di uscire siccome il copricostume era trasparente e faceva intravvedere costume. Peraltro a me che indossavo proprio il costume a pantaloncini fu consentito l’ingresso. Altroché salmeri, considerando che l’episodio è avvenuto 50 anni dopo in Francia. Siamo rimasti semplicemente allibiti. Veramente io avrei voluto denunciare l’episodio, perché secondo me si è trattato di un abuso, Mia moglie mi ha invitato lasciar perdere.

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