Il coniglio del “numquam effugies”

Oggi, 5 ottobre 2022, In occasione della “Giornata mondiale degli insegnanti” (di cui solo ora scopro l’esistenza; all’epoca in cui esistevo come insegnante non c’era) ripropongo un mio post pubblicato qui tempo fa, che dedico soprattutto alle mie ex alunne e ai miei ex alunni cogliendo l’occasione per salutare tutti.

Fino a tre anni fa il viandante che, viandando per i corridoi del Liceo “Umberto I” di Palermo (e prima ancora del Liceo “Meli”), fosse capitato alle 7,45 di una qualunque mattina davanti alle classi del prof. Pintacuda, avrebbe potuto scorgere il docente già in classe e accanto a lui, disegnata con il gessetto nell’obsoleta lavagna di ardesia, la buffa immagine di un coniglio, racchiuso all’interno della misteriosa scritta latina NUMQUAM EFFUGIES.

Se il suddetto viandante, attendendo l’arrivo degli alunni, avesse chiesto a uno dei ragazzi (che correvano affannosamente in classe sapendo che “lui” già era arrivato) che cosa significasse quel disegno, così insolito nel sussiegoso ambito del Liceo Classico, forse qualcuno con un sorrisetto avrebbe risposto: “Quello è il leggendario coniglio del Professore Pintacuda” e sarebbe poi entrato in classe dicendo ad alta voce “Buongiorno” (pena prevista per chi non lo facesse era quella di ripetere l’entrata…).

Se il viandante, incuriosito, avesse chiesto ulteriori lumi a ricreazione, i ragazzi forse gli avrebbero mostrato i loro quaderni, con le pagine costellate dalle correzioni del professore e, inevitabilmente, decorate dal famigerato animale con la minacciosa scritta latina.

E conigli avrebbero mostrato nei “diplomi” che l’insegnante assegnava in occasione delle gare di teatro o degli esperimenti di drammatizzazione, conigli avrebbero trovato in alcune comunicazioni scritte personali (come gli “avvisi di precettazione” per gli alunni restii alle interrogazioni), conigli nelle poesie di fine anno: “Ma c’è un modo straordinario / per restar con lo “zio” Mario: / basterà che in un foglietto / disegniate un coniglietto; / e se gli occhi chiuderete, / ecco, allora mi vedrete, / come ai tempi del liceo, / quando avrete settant’anni / e sarete barbagianni, / ricordate con ebbrezza/ questa dolce giovinezza. / Or vi faccio auguri, tanti; / e li faccio a tutti quanti. / Vi rimanga un coniglietto / dentro al cuore, rotondetto, / con la coda riccioluta. / Addio.  Mario Pintacuda”.

A questo punto il viandante avrebbe voluto saperne di più, ma difficilmente i ragazzi (sorridendo maliziosamente) avrebbero aggiunto altro. Dato di fatto inconfutabile era che quei conigli proliferavano, come appunto i conigli devono normalmente fare, dilagavano, erano ineliminabili.

Tuttavia un’altra domanda si poneva, inevitabile: che voleva dire la scritta latina, NUMQUAM EFFUGIES? Allora gli alunni avrebbero detto che significava “NON (MI) SFUGGIRAI MAI”.

Ah, ecco: dunque l’epigrafe era l’emblema del professore “sbirro”, dell’inventore del “bracca bracca” per gli alunni renitenti, del “cacciatore” dei fuggitivi (“chi fugge vuole essere inseguito”). Tutto qui? Beh, forse no. Perché molti di quei ragazzi, soprattutto quando diventavano adulti, uomini e donne in tutti i giorni delle loro vite, avrebbero forse potuto dire, anni dopo, che “lui” voleva dire qualcos’altro con il suo motto: non sfuggirete al ricordo, non sfuggirete – nella vita – ai vostri doveri, non sfuggirete a quello che ho tentato di dirvi in questi anni.

Il coniglietto ha una storia, in realtà.

Io non so disegnare se non, appunto, qualche animaletto che mio padre mi ha insegnato a tratteggiare (oltre il coniglio, il “purpiceddu”, il “pisciteddu”, il “farfadduni”, ecc.).

Ma il disegno del “cunigghiuni” mi è risultato utile una volta e ancora di più lo è stato per una mia alunna di I media, a Bolognetta nel lontano 1984.

Era una ragazzina piccola, cui era stata assegnata come insegnante di sostegno una collega caratterizzata da enormi denti da tricheco (la “picciridda” la soprannominò “Scagghiunazza”) e, cosa peggiore, da un carattere impossibile. Tra questa docente e la ragazzina il dialogo era zero e quest’ultima se ne stava in classe muta, triste e con la testa sul banco, tra le braccia.

Allora una volta (dato che “homo sum, humani nil a me alienum puto”) mi sono avvicinato, le ho preso il quaderno, le ho disegnato il famoso coniglione e le ho detto: “Ora fallo tu”.

Lei fece un sorriso radioso, prese l’astuccio e cominciò a disegnare conigli, conigli e ancora conigli, colorati, grossi, piccoli, più o meno grassi, sorridendo sempre. Da quel giorno cambiò; e la stessa “Scagghiunazza” ne fu sorpresa.

Da allora ho ritenuto che quel coniglietto potesse rimanere come portafortuna, per me e per i miei alunni; e fino all’ultimo giorno della mia carriera scolastica ho avuto modo di disegnarlo.

Io, dunque, al coniglio non sono sfuggito; e il fatto che lo ricordi ancora lo dimostra. E credo che anche tanti miei ex alunni se lo ricordino pure… ma se così non fosse, era comunque giunta l’ora di “sfuggirgli”.               

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

7 commenti

  1. Carissimo prof. Pintacuda, sono un suo ex ex alunno del Meli, facevamo greco insieme e non latino: questo un po’ mi è mancato. “Forse non si ricorderà di me” (capita spesso ad un prof, me compreso, di dover sforzare un po’ la memoria dopo questa affermazione…per senso di colpa), ma Le basti sapere che non ero uno dei migliori e di certo non avevo troppa voglia di stare in classe.
    Volevo darLe un’ulteriore delusione, dopo 26 anni circa, affermando che io questo coniglietto non lo ricordo proprio. Forse in effetti non portavo spesso il quaderno, o non mi soffermavo sui piccoli particolari, di certo posso affermare che non lo meritavo e probabilmente non l’avrei capito, anche se la mia interpretazione di Medea in audiocassetta è rimasta quasi nella leggenda della parodia teatrale.
    Per consolarla, però, ricordo moltissime altre cose, battute come “meglio Solone che mal’accompagnatone”, la sua capacità di tenerci a bada con lezioni snelle e verifiche orali continue, la sua professionalità nel farci rispettare la puntualità, a costo di buttare fuori un’intera classe per farla rientrare chiedendo scusa. Insomma, ricordo quanto la sua figura suscitasse stima, a tal punto che mi preparai un’intera notte col mio “compagno di banco” per dimostrarle che anch’io potevo fare un’ottima interrogazione, strappando alla fine solo un 4 e mezzo….ma per me è andato pure bene: compensavo con i 6 allo scritto.
    Un piccolo intervento per dirLe come spesso la memoria non si lega ai dettagli, che noi prepariamo minuziosamente, ma alla più generale trasmissione di un modo di essere.
    Saluti ancora.

    1. Gaetano Conte, nato 19.06.77, III F dell’a.s. 1994/95.
      “Pure Conte è assai tremante, / con quel fare suo implorante; / è garbato ed educato, / ma mi sembra preoccupato; / non giustifica le assenze, / ma neppure le presenze”.
      Nel testo di questa poesia dedicata alla classe, alla fine, troneggiava il coniglietto.
      Te ne manderò copia alla tua mail.
      Intanto, grazie del bel ricordo.
      Un caro saluto
      MP

      1. Grazie mille a Lei, mi ha doppiamente commosso: la prima volta per la pronta risposta ed il ricordo; la seconda volta perché credo di aver inconsapevolmente ereditato la mania di conservare tutto sui miei alunni.
        Girerò la poesia a tutti i compagni, che ormai erano disperati per aver perso l’unica copia in nostro possesso.
        Buon weekend ed un carissimo saluto pieno di affetto e stima da parte di tutta la classe,
        GC

  2. Carissimo professore,
    insieme a Lei anche il Suo coniglio ha un posto nel mio cuore, ed è spesso stato una guida per i miei passi … e così, saltellando qua e là, sono arrivata dove sono, e ci sto bene nella mia vita. Quando mi capita di guardare indietro, non posso trattenere un sorriso pensando ai giorni tra i banchi del Meli, incantata ad ascoltarLa mentre ci raccontava la vita, facendoci innamorare della letteratura greca. Grazie di cuore per essere stato così incredibilmente saggio, attento, scrupoloso, incoraggiante, premuroso, giusto e intransigente, la guida che auguro a mio figlio di incontrare sui suoi passi…che siano sicuri, incerti o saltellanti. Un abbraccio forte.

  3. Carissimo Prof. Pintacuda,
    Sono stato un suo alunno al liceo Meli dal 92 al 95…. Il coniglietto l’ho ricevuto una sola volta ma in un’occasione davvero speciale …. Fui precettato (credo per qualche assenza che Lei definì “strategica”) per un’interrogazione a prima ora (lo specifico perché la prima ora con Lei non era una prima ora qualsiasi … diciamo che incominciava almeno la sera prima 😂) fissata il giorno dopo la mia festa di 18 anni… studiai tutto il giorno… e anche tornando a casa alle 4 di notte in condizioni non proprio ideali…. E mi presentai puntualissimo (inutile dirLe che la trovai già in classe)…. Strappando un 7— o qualcosa di simile non ricordo… quello che ricordo bene è che per nulla al mondo sarei potuto mancare…
    La ricordo con stima e affetto, con la Sua autorevolezza e indubbia capacità di insegnare, che mi è stata sempre più chiara crescendo (in effetti Lei nella poesia di fine anno dedicata alla classe scrisse “che non capivo mai i miei errori… rosso rosso è un po’ agitato…).
    Oggi sono un avvocato stimato e rispettato, la sicurezza che ho acquisito nel tempo è frutto anche dell’avere incontrato Lei nel mio percorso.
    Un caro abbraccio.
    Michele Jeni (III F 1995)

    1. Grazie del ricordo. Direi che avevi iniziato la maggiore età nel modo migliore e più responsabile (ma oggi un prof così sarebbe come minimo considerato uno stalker…). Sono contento di sapere che hai raggiunto una buona posizione e ne sono anche un po’ orgoglioso. Un cordiale saluto MP

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