Una banconota del 1943 da 5 “am-lire” e le “quattro libertà” di Roosevelt

Ho trovato fra le vecchie carte di famiglia una banconota da 5 am-lire, risalente al 1943.

Le “am-lire” (Allied Military Lire) furono emesse dal governo militare alleato di occupazione (AMGOT, Allied Military Government of Occupied Territories) in Italia a partire dal 1943, in seguito allo sbarco in Sicilia. Dunque questo logoro pezzo di carta, largo cm 7,5 e alto cm 6,5, è un vero e proprio documento storico tangibile della Seconda Guerra Mondiale e della transizione italiana verso la fine del conflitto.

La banconota mostra evidenti segni del tempo: i bordi sono logorati e strappati in più punti, sono presenti pieghe marcate e una generale usura da circolazione. In numismatica, questo stato viene classificato generalmente come “MB” (Molto Bella) o “BB” (Bellissima) a seconda dei dettagli, ma non rientra nella cosiddetta categoria “FDC” (Fior di Conio). Se si vuole parlare dunque del suo valore economico attuale, esso è assai modesto (tra i 2 e i 5 euro); se fosse stata in condizioni perfette (FDC), avrebbe potuto valere tra i 15 e i 30 euro.

In realtà, anche se questa banconota valesse molto di più, non me ne priverei assolutamente. Per me certi “residuati” del passato non hanno un “prezzo”, anzi esulano totalmente da qualunque considerazione economica, attirando invece la mia curiosità storica, filologica e direi umana.

Pensare che questo pezzo di carta, che ha più di 80 anni, è passato tra le mani di soldati americani e inglesi e di cittadini italiani in un momento storico così drammatico, suscita profonda emozione.

Sarà il caso, dunque, di aggiungere qualche dettaglio su questo reperto. Le AM-lire furono stampate negli Stati Uniti ancor prima dello sbarco in Sicilia (luglio 1943) e, come si è detto, furono introdotte dall’AMGOT. Esse servivano a garantire che le truppe alleate avessero denaro per comprare beni locali senza destabilizzare ulteriormente la lira italiana ufficiale dell’epoca; inoltre si mirava ad evitare di far circolare dollari o sterline nei territori di guerra.

La “mia” banconota ha una tozza forma quadrata/rettangolare, presenta scritte in inglese (“Allied Military Currency”, “issued in Italy”) ma ha l’indicazione del valore in italiano (“5 Lire”); questo dettaglio serviva a renderla comprensibile sia ai soldati che alla popolazione locale.

Molto interessante è il retro, che presenta un interessante elemento di pura propaganda politica ed economica.

Osservando attentamente lo sfondo geometrico verde-azzurro della banconota, si possono intravedere quattro scritte in inglese disposte nei quattro angoli interni della cornice. Sono le “Quattro Libertà” (“the four freedoms”): in alto a sinistra “freedom of speech” (“libertà di parola”), in alto a destra “freedom of religion” (“libertà di religione”), in basso a sinistra “freedom from want” (“libertà dal bisogno”) e in basso a destra “freedom from fear” (“libertà dalla paura”). Al centro, racchiuso nell’ovale decorato, c’è il valore nominale della banconota ripetuto, stampato in modo speculare e stilizzato.

Le “four freedoms” citate in queste “am-lire” erano i principi fondamentali enunciati dal Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt nel suo storico discorso sullo stato dell’Unione del 6 gennaio 1941. In quella occasione Roosevelt le propose come obiettivi universali che il mondo intero avrebbe dovuto raggiungere per garantire una pace duratura: esse infatti rappresentavano gli ideali per cui gli Alleati dichiaravano di combattere la Seconda Guerra Mondiale contro il nazi-fascismo.

In una guerra che mirava a liberare il mondo dalle dittature, questi principi ebbero un impatto storico immenso, influenzando profondamente la creazione della Carta delle Nazioni Unite e la stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte dell’ONU.

Forse (mi viene da pensarlo in questo desolante momento storico) di queste “quattro libertà”, e soprattutto della loro storia di libertà e democrazia, dovrebbero ricordarsi i cittadini americani; e dovrebbero, soprattutto, ricordarle a quella specie di scolaretto megalomane che si trova indegnamente a rappresentarli nel mondo di oggi.

Nel 1943 l’Italia stava ancora tentando di uscire da vent’anni di dittatura fascista; veniva da un’epoca oscura in cui la libertà di parola non esisteva e la paura e il bisogno erano la quotidianità della guerra. Stampare il ricordo delle “quattro libertà” fondamentali sul retro del denaro cartaceo che la popolazione usava tutti i giorni era un’operazione di marketing politico geniale e potente: ogni volta che un italiano comprava del pane con le AM-lire, gli veniva ricordato il “nuovo mondo” promesso dai liberatori.

Il tempo purtroppo ha sbiadito l’inchiostro di questa banconota, rendendo quasi illeggibili quelle promesse di libertà dal bisogno e dalla paura. Questa circostanza mi appare fortemente metaforica: è come se, per tutti noi, fosse sbiadita l’idea stessa della democrazia e della civiltà, in un’epoca violenta, rissosa, intollerante, irrispettosa e maleducata. Eppure, finché sotto l’inchiostro sbiadito della memoria riusciremo ancora a decifrare gli antichi ideali di libertà, la speranza non sarà del tutto perduta.

P.S.: Un’ultima curiosità: facendo qualche ricerca, ho scoperto che gli Alleati imposero un tasso di cambio artificiale molto favorevole per loro (1 dollaro = 100 AM-lire); questo causò una fortissima inflazione in Italia, svalutando il potere d’acquisto degli italiani che vedevano i prezzi dei beni di prima necessità schizzare alle stelle. Le am-lire circolarono fino al 1950, anno in cui l’Italia repubblicana le ritirò definitivamente.

MARIO PINTACUDA

Palermo, 21 giugno 2026

Di Mario Pintacuda

Nato a Genova il 2 marzo 1954. Ha frequentato il Liceo classico "Andrea D'Oria" e si è laureato in Lettere classiche con 110/110 e lode all'Università di Genova. Ha insegnato nei Licei dal 1979 al 2019. Ha pubblicato numerosi testi scolastici, adottati in tutto il territorio nazionale; svolge attività critica e saggistica. E' sposato con Silvana Ponte e ha un figlio, Andrea, nato a Palermo nel 2005.

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