Accanto alle 5 am-lire che ho ritrovato l’altro ieri ho trovato anche due banconote francesi da 10 e 20 vecchi franchi, datate rispettivamente 04.12.1947 e 10.03.1949.
Queste banconote della Banque de France appartengono a una serie famosissima e artisticamente splendida, nota come “Le travail” (“Il lavoro) o dei “tipi storici/regionali”, pensata per celebrare la ricostruzione della Francia e la sua identità rurale e industriale dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.
La particolarità di queste banconote è che fronte e retro si completano a vicenda, quasi come un quadro.
Infatti la banconota da 10 franchi presenta sul fronte il profilo di un giovane minatore con un piccone sulla spalla, simbolo dell’industria pesante, dell’energia e del duro lavoro di ricostruzione del paese; sul retro invece viene ritratta una madre contadina che allatta il figlio, con delle mucche sullo sfondo, che simboleggia l’agricoltura, la fertilità e la rinascita della nazione.


I 20 franchi invece mostrano sul fronte un pescatore della Bretagna, con il tipico cappello impermeabile (suroît), intento a tirare le reti da pesca; sul retro invece si vedono due donne e un bambino con i costumi tradizionali della Bretagna (con i famosi copricapi di pizzo), vicino a un calvario bretone in pietra. È evidente la celebrazione delle tradizioni locali e delle radici storiche francesi.


Queste banconote all’epoca ebbero una tiratura enorme. Quanto valgono adesso? Beh, il loro valore dipende strettamente dallo stato di conservazione: entrambi i biglietti mostrano pieghe marcate (soprattutto quella centrale sui 10 franchi e diversi angoli spiegazzati sui 20 franchi), i bordi leggermente logorati e l’ingiallimento naturale della carta circolata. Conseguentemente nelle condizioni attuali, anche se sono classificabili tra MB (“molto bella”) e BB (“bellissima”), il loro valore commerciale è modesto: si tratta di circa 3 – 6 euro per la banconota da 10 franchi del 1947 e circa 4 – 8 euro per quella da 20 franchi del 1949. Se fossero state in condizioni “Fior di Conio” (cioè perfette, mai circolate), avrebbero potuto valere tra i 40 e i 70 euro ciascuna. Come ho già detto, però, non mi sfiorerebbe mai nemmeno lontanamente di privarmi di questa testimonianza storica e culturale così preziosa, nemmeno se le due banconote valessero molto di più.
Se le AM-Lire che gli americani fecero circolare dopo lo sbarco alleato in Sicilia erano pura propaganda politica e militare, queste banconote francesi introducono un concetto: il denaro come opera d’arte e d’identità nazionale.
La Francia è sempre stata famosa per non utilizzare figure astratte sulle sue banconote, ma veri e propri dipinti ricchi di colore (realizzati da famosi artisti e incisori dell’epoca, come Clément Serveau). Ebbene, queste banconote raccontano visivamente una Francia che voleva voltare pagina dopo l’occupazione nazista, aggrappandosi ai propri valori: il lavoro, la terra, il mare e la famiglia.
Da esse giunge dunque, ancora oggi, un messaggio coinvolgente e importante, che si unisce all’ammirazione per la realizzazione “artistica” di questa carta moneta.
MARIO PINTACUDA
Palermo, 23 giugno 2026